Il Tempo: Francesca Albanese: Dl antisemitismo è un'infamia, non protegge gli ebrei ed è anticostituzionale
(Agenzia Vista) Milano, 18 settembre 2026 "Non protegge gli ebrei, anzi, anzi isolandoli e creando una sorta di eccezione a loro favore, dove vengono tutti gli ebrei e tutte le ebree assimilati alle politiche dello Stato di Israele. Si crea ancor maggior risentimento ed è una cosa pericolosissima! E poi è incostituzionale". Lo ha detto la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese sul palco di Nova a Milano. Courtesy: Movimento 5 Stelle Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
Francesca Albanese: The decree on anti-Semitism is a disgrace, it does not protect Jews and is unconstitutional.
(Agenzia Vista) Milan, September 18, 2026 “It doesn’t protect Jews; on the contrary, it isolates them and creates a sort of exception in their favor, where all Jewish men and women are assimilated into Israeli state policies. This increases resentment even more, and it is a very dangerous thing! And then it is unconstitutional.” She said this Special Rapporteur of the United Nations on the occupied Palestinian territories, Francesca Albanese, speaking at Nova in Milan. Courtesy: Movimento 5 Stelle Source: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
#FrancescaAlbanese #anti-Semitism #AgenziaVista #Milan #Jewish #Israeli #theUnitedNations #Palestinian
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LA NOTIZIA: Piano Mattei, il partenariato si scrive in cambiali
8.800 miliardi di dollari. Tanto pagherà il Sud globale nel 2026 per rimborsare il proprio debito, circa 225 volte i 39 miliardi che nel 2024 ha ricevuto come finanza climatica a fondo perduto: lo calcola ActionAid con Development Finance International nel rapporto “Il debito alimenta la crisi climatica”, portato oggi in audizione parlamentare sulla terza Relazione annuale del Piano Mattei. Nei Paesi più vulnerabili il servizio del debito vale quasi 25 volte la spesa per il clima e si porta via il 65% delle entrate pubbliche.
Giorgia Meloni il Piano lo ha presentato come «una cooperazione da pari a pari, fondata sul rispetto». Solo che i 18 Paesi partner ricevono soprattutto prestiti, e 11 di loro sono già classificati fortemente indebitati mentre nove stanno nella lista dei Paesi meno sviluppati delle Nazioni Unite. In Senegal, entrato nel perimetro nel 2025, il debito costa oltre 600 voltela spesa pubblica per il clima, e in Mozambico, dove il rapporto è di 117 a uno, la pressione dei creditori spinge il governo ad allargare l’estrazione di combustibili fossili che verrà finanziata con altri prestiti.
Il canale principale è il Fondo Italiano per il Clima, 4,4 miliardi incardinati al ministero dell’Ambiente e gestiti da Cassa depositi e prestiti, che dentro il Piano Mattei può erogare anche in regime non concessionale, cioè a condizioni di mercato, mentre IrpiMedia ha documentato come abbia spostato la finanza climatica italiana dalle sovvenzioni ai crediti.
«Dietro la retorica del partenariato alla pari si nasconde l’interesse a collocare l’Italia nella competizione per le risorse africane», dice Cristiano Maugeri, esperto di giustizia climatica per ActionAid Italia, che chiede di cancellare i debiti insostenibili fino a portarne il costo sotto il 10% delle entrate pubbliche, e calcola che basterebbe a finanziare sei volte i piani climatici nazionali dei Paesi che oggi li rimborsano. Sei volte. L’Italia offre invece credito a chi sta già pagando il conto di emissioni prodotte altrove, proprio lì dove la crisi climatica ha già divorato il margine di bilancio. Il partenariato tra pari, letto in contabilità, si chiama esposizione.
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Mattei Plan, the partnership is written in drafts/promissory notes.
8.8 billion dollars. The Global South will pay this amount by 2026 to repay its debt, approximately 225 times the 39 billion it received in 2024 as climate-related grants: this is calculated by ActionAid with Development Finance International in the report “Debt Fuels the Climate Crisis,” presented today at a parliamentary hearing on the third Mattei Plan annual report. In the most vulnerable countries, debt service is almost 25 times the climate spending and takes up nearly 65% of public revenue.
Giorgia Meloni presented the plan as "peer-to-peer cooperation based on respect." Only that the 18 partner countries primarily receive loans, and 11 of them are already classified as highly indebted while nine are on the list of least developed countries of the United Nations. In Senegal, which entered the perimeter in 2025, debt costs more than six times public climate spending, and in Mozambique, where the ratio is 117 to one, creditor pressure pushes the government to expand fossil fuel extraction, which will be financed with other loans.
The main channel is the Italian Climate Fund, €4.4 billion earmarked for the Ministry of Environment and managed by Cassa Depositi e Prestiti, which within the Mattei Plan can also disburse in non-concessionary regimes – that is, at market conditions – while IrpiMedia has documented how it has shifted Italian climate finance from subsidies to credits.
“Behind the rhetoric of peer-to-peer partnership hides an interest in positioning Italy in the competition for resources in Africa,” says Cristiano Maugeri, a climate justice expert for ActionAid Italia, who calls for the cancellation of unsustainable debts until its cost falls below 10% of public revenue, and calculates that it would be enough to finance six times the national climate plans of the countries that today repay them. Six times. Italy instead offers credit to those already paying the bill for emissions produced elsewhere, right where the climate crisis has already devoured the budget margin. The partnership between equals, read in accounting, is called exposure.
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#MatteiPlan #third #nearly65% #GiorgiaMeloni #theUnitedNations #Senegal #Mozambique #theMatteiPlan #IrpiMedia #Italian #Italy #Africa #CristianoMaugeri #ActionAidItalia #first #LANOTIZIA
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Sicilianews24.it: Attivisti indigeni richiedono protezioni dei diritti per i data center AI.
Diritti Indigeni e Intelligenza Artificiale
Un incontro del Meccanismo Esperto delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni (EMRIP) ha visto la partecipazione di attivisti indigeni che hanno esortato a sviluppare l’Intelligenza Artificiale (AI) in conformità con i diritti e le priorità delle comunità indigene. I centri di dati, infrastrutture fondamentali per il funzionamento dell’AI, richiedono enormi quantità di energia e acqua, ma molti sono costruiti in regioni già soggette a stress idrico, scatenando la contrarietà delle popolazioni locali. Diverse fonti interpellate hanno espresso preoccupazioni riguardanti la sovranità delle loro terre, acque e alimenti.
Alcuni hanno evidenziato che, se implementata correttamente, l’infrastruttura potrebbe offrire opportunità per i popoli indigeni, sempre nel rispetto dei principi di consenso libero, preventivo e informato (FPIC), e di partecipazione significativa.
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Indigenous activists are demanding rights protections for AI data centers.
Indigenous Rights and Artificial Intelligence
A meeting of the United Nations Expert Mechanism on Indigenous Peoples’ (EMRIP) saw participation from indigenous activists who urged the development of Artificial Intelligence (AI) in accordance with the rights and priorities of indigenous communities. Data centers, fundamental infrastructure for AI operations, require enormous amounts of energy and water, but many are built in regions already subject to water stress, triggering local opposition. Several sources interviewed expressed concerns regarding the sovereignty of their lands, waters, and food systems.
Some highlighted that, if implemented correctly, the infrastructure could offer opportunities for indigenous peoples, always in respect of the principles of Free, Prior and Informed Consent (FPIC) and meaningful participation.
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#theUnitedNations #EMRIP #first
https://www.sicilianews24.it/attivisti-indigeni-richiedono-protezioni-dei-diritti-per-i-data-center-ai-835498.html
Agi: Stretto di Hormuz, gli USA spingono per una risoluzione ONU contro pedaggi e mine iraniane
AGI - Interrompere l'imposizione di pedaggi nello Stretto e la messa in posa di mine lungo la via d'acqua. Sono alcune delle richieste incluse nella risoluzione ONU redatta da alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti, e che verrà presentata al Consiglio di sicurezza.
"Ci sono cose molto semplici e dirette - ha spiegato l'ambasciatore USA Mike Waltz, incontrando i giornalisti - cessare gli attacchi alle navi commerciali; smettere di posare mine e rimuoverle da una via d'acqua internazionale; interrompere l'imposizione di pedaggi illegali nello Stretto di Hormuz e permettere alle Nazioni Unite di far passare aiuti umanitari, aiuti salvavita, attraverso quel corridoio internazionale. È davvero così semplice".
"Il problema - ha aggiunto - è che proprio questa settimana i media statali iraniani hanno annunciato che il regime ha lanciato quella che chiama la 'Persian Gulf Straits Authority', con cui intende pretendere che tutte le navi - commerciali, civili, internazionali - debbano registrarsi e pagare una tangente, un pedaggio, per utilizzare queste vie d'acqua internazionali".
Le implicazioni globali e la condanna
"E questo non riguarda soltanto questa regione: riguarda il mondo intero. Immaginate. Immaginate se ci fossero due Paesi, indipendentemente dal conflitto, indipendentemente da chi abbia iniziato cosa, immaginiamo, ipoteticamente, Spagna e Marocco in disputa tra loro, che decidano di gettare mine marine nello Stretto di Gibilterra e poi inizino a chiedere denaro alle navi per attraversarlo, in un cinico tentativo di ottenere leva sull'altra parte, imponendo una punizione collettiva al mondo intero per risolvere una disputa bilaterale. È inaccettabile - ha concluso - immorale e illegale secondo il diritto internazionale".
Hormuz Strait, the US is pushing for a UN resolution against Iranian tolls and mines.
The UN – Stopping the imposition of tolls in the Strait and the laying of mines along the waterway. These are some of the requests included in the resolution drafted by some countries, including the United States, and which will be presented to the Security Council.
“There are very simple and direct things – the US Ambassador Mike Waltz explained to the journalists – to cease attacks on commercial ships; to stop laying mines and removing them from an international waterway; to stop the imposition of illegal tolls in the Strait of Hormuz and allow the United Nations to allow humanitarian aid, life-saving aid, to pass through that international corridor. It’s really that simple.”
“The problem – he added – is that just this week, Iranian state media announced that the regime has launched what it calls the ‘Persian Gulf Straits Authority’, with which it intends to demand that all ships – commercial, civilian, international – register and pay a bribe, a toll, to use these international waterways.”
Global Implications and Condemnation
“And this doesn’t just concern this region: it concerns the whole world. Imagine. Imagine if two countries, regardless of conflict, regardless of who started what, let’s hypothetically, Spain and Morocco in dispute with each other, decided to lay naval mines in the Strait of Gibraltar and then began to demand money from ships to cross it, in a cynical attempt to exert leverage on the other side, imposing collective punishment on the whole world to resolve a bilateral dispute. It is unacceptable – he concluded – immoral and illegal according to international law.”
#HormuzStrait #Iranian #Strait #theUnitedStates #theSecurityCouncil #MikeWaltz #theStraitofHormuz #theUnitedNations #Spain #Morocco
https://www.agi.it/estero/news/2026-05-08/iran-waltz-fine-pedaggi-no-mine-hormuz-36944637/
L'Unità: Flotilla, l’ONU a Israele: “Liberi subito gli attivisti”
Le Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di rilasciare immediatamente due attivisti fermati durante l’abbordaggio in acque internazionali delle imbarcazioni della Freedom Sumud Flotilla sollecitando anche un’indagine su “preoccupanti testimonianze” di gravi maltrattamenti. Il cittadino spagnolo Saif Abukeshek e l’attivista brasiliano Thiago Avila erano tra le decine di persone a bordo di una flottiglia che tentava di portare aiuti a Gaza, quando è stata intercettata dalle forze israeliane in acque internazionali vicino a Creta giovedì scorso. I due si trovano detenuti in un carcere ad Ashkelon, nel sud di Israele.
“Israele deve rilasciare immediatamente e senza condizioni i membri della Global Sumud Flotilla, Saif Abu Keshek e Thiago Avila, arrestati in acque internazionali e trasferiti in Israele, dove sono ancora detenuti senza accuse”, ha dichiarato il portavoce dell’ufficio diritti umani dell’Onu, Thameen Al-Kheetan. “Non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che ne ha un disperato bisogno.” Le imbarcazioni della flottiglia erano salpate da Francia, Spagna e Italia con l’obiettivo di consegnare aiuti umanitari. I rappresentanti dei due attivisti accusano le autorità israeliane di averli maltrattati; entrambi sono in sciopero della fame da sei giorni.
Al-Kheetan ha denunciato le “preoccupanti testimonianze di gravi maltrattamenti”, chiedendo un’indagine e sottolineando che “i responsabili devono essere assicurati alla giustizia”. “Chiediamo la fine dell’uso da parte di Israele della detenzione arbitraria e di una legislazione antiterrorismo ampia e vaga, incompatibile con il diritto internazionale dei diritti umani”, ha aggiunto. “Israele deve inoltre porre fine al blocco di Gaza e consentire e facilitare l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia palestinese assediata, in quantità sufficienti.” Il tribunale di Ashkelon ha approvato una proroga di sei giorni della detenzione dei due attivisti della Global Sumud Flotilla, accogliendo la richiesta della polizia israeliana. Lo riporta il sito di Haaretz spiegando che i due restano in carcere almeno fino a domenica.
Flotilla, to the UN and Israel: “Release the activists immediately.”
The United Nations has called on Israel to immediately release two activists detained during the boarding of ships of the Freedom Sumud Flotilla in international waters, also requesting an investigation into “concerning testimonies” of serious abuse. Spanish citizen Saif Abukeshek and Brazilian activist Thiago Avila were among the dozens on board a flotilla attempting to deliver aid to Gaza when it was intercepted by Israeli forces in international waters near Crete last Thursday. They are being held in a prison in Ashkelon, southern Israel.
“Israel must immediately and unconditionally release the members of the Global Sumud Flotilla, Saif Abu Keshek and Thiago Avila, arrested in international waters and transferred to Israel, where they remain detained without charges,” said the spokesperson for the UN Office on Human Rights, Thameen Al-Kheetan. “It is not a crime to show solidarity and attempt to deliver humanitarian aid to the Palestinian population of Gaza, which desperately needs it.” The ships of the flotilla set sail from France, Spain and Italy with the goal of delivering humanitarian aid. Representatives of the two activists accuse Israeli authorities of mistreating them; both have been on a hunger strike for six days.
Al-Kheetan denounced the “concerning testimonies of serious abuse,” requesting an investigation and emphasizing that “those responsible must be brought to justice.” “We demand an end to Israel’s use of arbitrary detention and a broad and vague anti-terrorism legislation, incompatible with international law on human rights,” he added. “Israel must also end the blockade of Gaza and allow and facilitate the entry of humanitarian aid into the besieged Palestinian territory, in sufficient quantities.” The Ashkelon court approved a six-day extension of the detention of the two Global Sumud Flotilla activists, accepting the request of the Israeli police. Haaretz reports this, explaining that the two remain in custody at least until Sunday.
#Israel #TheUnitedNations #Spanish #SaifAbukeshek #Brazilian #ThiagoAvila #Israeli #Crete #Ashkelon #SaifAbuKeshek #ThameenAl-Kheetan #Palestinian #France #Spain #Italy #Al-Kheetan #GlobalSumudFlotilla #Haaretz
https://www.unita.it/2026/05/07/flotilla-onu-israele-liberi-attivisti/
Il Tempo: Albanese alle strette, balbetta davanti alle domande dei giornalisti. Cosa ha detto...
Ogni giorno Francesca Albanese regala nuove scenate. Dopo le smorfie televisive e le girate di tacchi improvvise davanti al nome della senatrice Liliana Segre, la Special rapporteur dell'Onu è tornata a diffondere il verbo messo per iscritto nel rapporto sulla Palestina: un documento unilateralmente accusatorio contro Israele, che dimentica di citare le responsabilità dei terroristi di Hamas e del burattino iraniano che ne tira le fila.
Ma quel discorso, che ormai viene ripetuto a mantra senza mai la presenza di un contraddittorio capace di questionarne l'attendibilità, ha trovato un ostacolo. Alle Nazioni Unite, infatti, una giornalista ha fatto un gesto e importante, chiedendo ad Albanese quali fossero le fonti usate per scrivere il documento. Panico.
La rapporteur, evidentemente non abituata a questo genere di trattamento, ha palesato tutta la sua difficoltà. "Le informazioni che ho fornito nel rapporto sono... Ovviamente non potevo andare a fare il conteggio dei morti io stessa, ma mi sono basata sulle informazioni fornite da...".
Il balbettio ruba la scena della Special, che quindi tenta l'arrampicata citando presunti "avvocati palestinesi e israeliani" per poi proseguire: "Questi sono decessi confermati. Voglio dire, sospetto che tra le migliaia di persone — le prime migliaia di persone — scomparse o sparite, ci possano essere altri morti"
Messa all'angolo, Albanese cambia discorso e cala l'asso, tornando a fare niente meno di ciò che le riesce meglio: attaccare Israele. "Il punto - spiega - è che c'è bisogno di... proprio come ho detto, la priorità è fermare Israele." D'altronde, dal palco del 17esimo Forum di Al Jazeera, evento a cui avevano preso parte anche vertici di Iran e Hamas, Albanese aveva parlato di Israele come "nemico dell'umanità". La solita solfa.
Albanese in trouble, stutters in front of the journalists' questions. What did he say...
Every day Francesca Albanese delivers new scenes. After the television antics and sudden rushes in front of the name of Senator Liliana Segre, the UN Special Rapporteur has returned to speak out, as written in the report on Palestine: a unilaterally accusatory document against Israel, which forgets to cite the responsibilities of Hamas terrorists and the Iranian puppet pulling their strings.
But that speech, which is now repeated like a mantra without ever the presence of someone capable of questioning its credibility, has found an obstacle. At the United Nations, in fact, a journalist made a gesture and importantly, asked Albanese what sources were used to write the document. Panic.
The Rapporteur, evidently not accustomed to this kind of treatment, revealed all her difficulty. “The information that I provided in the report is... Obviously, I couldn’t count the dead myself, but I was based on information provided by…”
The stammering steals the scene of the Special, who therefore attempts to climb the ladder by citing alleged “Palestinian and Israeli lawyers” before continuing: “These are confirmed deaths. I mean, I suspect that among the thousands of people – the first thousand people – missing or disappeared, there may be other dead.”
Cornered, Albanese changes subject and plays the ace, returning to doing nothing less than what she does best: attacking Israel. “The point – she explains – is that there is a need for… precisely as I said, the priority is to stop Israel.” After all, from the stage of the 17th Al Jazeera Forum, an event that also included officials from Iran and Hamas, Albanese had spoken of Israel as “the enemy of humanity.” The usual tune.
#Albanese #FrancescaAlbanese #LilianaSegre #Palestine #Israel #Hamas #Iranian #theUnitedNations #Rapporteur #Palestinian #Israeli #first #AlJazeeraForum
https://www.iltempo.it/attualita/2026/03/27/news/francesca-albanese-alle-strette-scena-muta-e-balbettii-davanti-alle-domande-sulle-fonti-del-suo-rapporto-47013216/
Sicilianews24.it: Studi rivelano che molti paesi non raggiungeranno gli obiettivi di riduzione dei pesticidi ONU 2030.
La Situazione Attuale: Obiettivi U.N. e Rischi Pesticidi
Recenti ricerche evidenziano che la maggior parte dei paesi sta seguendo una direzione errata nell’affrontare il rischio dei pesticidi, contrariamente agli obiettivi globali fissati dalle Nazioni Unite per il 2030. Solo il Cile sembra essere sulla buona strada per raggiungere il traguardo di una riduzione del 50% del rischio pesticidi entro la data limite. Senza cambiamenti significativi ai sistemi agricoli mondiali, la meta sembra difficile da conseguire.
Per analizzare il rischio globale legato all’uso dei pesticidi, i ricercatori hanno studiato i dati sull’uso di pesticidi dal 2013 al 2019 in 65 paesi, integrando informazioni sulla tossicità di 625 pesticidi rispetto a otto gruppi di specie. Sorprendentemente, solamente il Cile sta riuscendo a rispettare l’obiettivo dell’ONU, mentre altri Paesi come Stati Uniti, Brasile, Cina e India sono responsabili di oltre la metà della tossicità totale applicata a livello globale. Le scoperte suggeriscono che il rischio globale è dominato da pochi pesticidi altamente tossici, il che offre un’opportunità per le nazioni di ristabilire la rotta verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei rischi.
L'articolo Studi rivelano che molti paesi non raggiungeranno gli obiettivi di riduzione dei pesticidi ONU 2030. sembra essere il primo su Sicilianews24.it.
Studies reveal that many countries will not meet the UN's 2030 pesticide reduction targets.
Current Situation: UN Goals and Pesticide Risks
Recent research highlights that most countries are pursuing an incorrect direction in addressing the risk of pesticides, contrary to the global goals set by the United Nations for 2030. Only Chile appears to be on track to reach the target of a 50% reduction in pesticide risk by the deadline. Without significant changes to global agricultural systems, the goal seems difficult to achieve.
To analyze the global risk associated with pesticide use, researchers studied pesticide use data from 2013 to 2019 in 65 countries, integrating information on the toxicity of 625 pesticides versus eight species groups. Surprisingly, only Chile is succeeding in meeting the UN goal, while other countries such as the United States, Brazil, China, and India are responsible for more than half of the total toxicity applied globally. The findings suggest that global risk is dominated by a few highly toxic pesticides, which offers an opportunity for nations to re-establish course towards achieving risk reduction goals.
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#theUnitedNations #Chile #theUnitedStates #Brazil #China #India #first
https://www.sicilianews24.it/studi-rivelano-che-molti-paesi-non-raggiungeranno-gli-obiettivi-di-riduzione-dei-pesticidi-onu-2030-822367.html
Agi: Meloni: "Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci"
AGI - "Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra". Lo ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando a 'RTL 102.5' della situazione in Medio Oriente. La situazione "preoccupa e direi su diversi fronti. Io sono preoccupata da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale degli organismi internazionali. Era prevedibile dopo l'anomalia totale di un membro delle Nazioni Unite" che ha invaso un Paese vicino, ha detto la premier.
"Noi abbiamo delle basi militari USA e ci sono delle autorizzazioni tecniche per operazioni non cinetiche, non di bombardamento. Se arrivassero richieste di uso di basi italiane per fare altro, la competenza sarebbe del governo, dobbiamo deciderlo con il Parlamento."
Rispetto al terrorismo islamico non bisogna "mai abbassare la guardia". "Siamo totalmente mobilitati. Anche qui non siamo distratti, la guardia è altissima", ha sottolineato. "Dobbiamo impedire che la speculazione faccia implodere i prezzi dell'energia e dei generi alimentari".
Meloni: "We are not at war and we don't want to get involved."
“We are not at war and we do not want to enter a war.” This was stated by Prime Minister Giorgia Meloni, speaking on ‘RTL 102.5’ about the situation in the Middle East. The situation “worries and I would say on several fronts. I am concerned by a more and more evident crisis of international law by international organizations. It was predictable after the total anomaly of a member of the United Nations who invaded a neighboring country,” the premier said.
“We have US military bases and there are technical authorizations for non-kinetic operations, not bombing operations. If requests were made to use Italian bases for something else, the competence would be of the government, we would have to decide on it with Parliament.”
Regarding Islamic terrorism, “one must never lower their guard.” “We are totally mobilized. Even here we are not distracted, the guard is at the highest level,” she emphasized. “We must prevent speculation from causing the prices of energy and food to collapse.”
#Meloni #GiorgiaMeloni #theMiddleEast #theUnitedNations #Italian #Parliament #Islamic
https://www.agi.it/politica/news/2026-03-05/iran-meloni-italia-guerra-35946710/
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